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"Ho avuto un attacco di panico...e ora?"

  • dott.ssa Valentina Albano
  • 31 gen 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

In studio e negli sportelli d'ascolto, spesso adulti e ragazzi mi riferiscono di avere attacchi di panico. Questi episodi sono diversi da altre tipologie di ansia perché sono molto intensi e durano poco (da 5 a massimo 20 minuti). E’ uno stato di attivazione naturale che si accende di fronte ad una situazione avvertita come pericolosa.


La reazione istintiva ad una minaccia è un'eredità biologica che ci accomuna agli altri mammiferi. Se vivessimo ancora nelle foreste o nella savana, di fronte ad un pericolo sarebbe utile reagire con attacco, fuga o blocco. Le sensazioni fisiche che si sperimentano sono personali. Riportiamo qualche esempio, ma solitamente le persone ne avvertono solo 4 o 5 di quelle elencate di seguito, sicuramente non tutte quante!

Palpitazioni,

aumento della respirazione,

difficoltà a respirare,

aumento/calo della pressione sanguigna,

debolezza muscolare,

tensione muscolare,

nausea,

fastidio/dolore allo stomaco,

bocca secca,

nodo alla gola,

pressione al torace,

cefalea da tensione,

fastidio alla pancia,

sensazione di dover fare la pipì,

rossore o pallore in volto,

sudorazione,

tremore

vampate di caldo e freddo,

vertigine/sbandamento.

Il nostro corpo è programmato per attivare questi processi, così l'attacco di panico non è altro che un sistema di emergenza. Questa reazione diventa un problema perché la maggior parte degli umani oggi non vive più a stretto contatto con la natura; quindi , nel mondo contemporaneo e occidentale, quel sistema si attiva per paure di fronte a stimoli soggettivi e sociali, più che minacce fisiche.

La sensibilità con cui vibra il nostro sistema di emergenza dipende da diversi fattori, ex:

  • aspettative disattese,

  • carenza di autostima,

  • relazioni conflittuali con amici/famigliari/colleghi/insegnanti/compagni,

  • situazione di forte competizione,

  • assunzione di eccessivo carico di responsabilità,

  • richiesta di prestazioni alte da ottenere in poco tempo e senza gli adeguati strumenti,

  • periodo di vita stressante,

  • percezione di avere poche capacità di fronteggia mento,

  • etc.

Cosa possiamo fare quando si attiva questo sistema di emergenza?

Vi riportiamo alcune utili indicazioni basate su decenni di ricerca scientifica nel campo.

1. Individuare esattamente quando capitano gli attacchi di panico

Spesso abbiamo la sensazione che avvengano in modo casuale; invece, riflettendo, realizziamo che per ogni persona ci sono degli specifici momenti. Quindi, bisogna domandarsi se vengono maggiormente a scuola/lavoro o a casa, al mattino o al pomeriggio o alla sera, durante la settimana o nei week end, quando bisogna fare delle specifiche attività, etc. In questo modo si circoscrivono.

2. Fare un elenco di tutte le proprie risorse

Questo elenco bisogna farlo in un momento di tranquillità. In alcuni casi, può essere utile chiedere a chi ci conosce meglio di indicarci quali sono le nostre qualità (tra l'altro, i complimenti fanno sempre piacere, ndr).

3. Non abbandonare il campo con l'attacco di panico

C'è chi pensa che quando avviene un attacco di panico, bisogna per forza spostarsi in un altro luogo. Eppure, abbiamo un elenco di risorse che ci sostiene nel rimanere e fronteggiarlo!! Se scappiamo è come far vincere la battaglia a lui... e la prossima volta avremo ancora più timore che ritorni. Quindi, come i guerrieri, rimaniamo e lo affrontiamo. Nei prossimi 2 punti vediamo come.

4. La respirazione deve essere solo di naso

La respirazione naso-bocca va benissimo nello sport, ma non va bene quando bisogna affrontare un attacco di panico. L'aumento della respirazione comporta un aumento dell'ossigeno nella gola, nei polmoni e nel sangue. Di conseguenza la gola sarà più secca ed è più facile che vengano le vertigini. Per ridurre l'apporto di ossigeno e moderare queste spiacevoli sensazioni è necessario inspirare ed espirare sempre con il naso.

5. Descrivere tutto ciò che c'è intorno

La descrizione funziona meglio se viene scritta su un foglio di carta o sul telefono. Spesso l'agitazione aumenta in presenza di pensieri negativi. Se spostiamo l'attenzione ad altro, anche le sensazioni sgradevoli se ne andranno.

 

Questi punti possono essere un sostegno come primo intervento. Nel caso gli attacchi di panico persistano nel tempo, è necessario rivolgersi ad un terapeuta per affrontare con un aiuto specializzato questa battaglia. La terapia può lavorare direttamente sulle sensazioni fisiche, attraverso tecniche di mindfulness, training autogeno o ipnosi. In aggiunta o in alternativa, i percorso può concentrarsi sul pensiero e le emozioni, lavorando sulla percezione degli stimoli, sull’immagine di se stessi e/o sulla scelta delle azioni messe in campo per fronteggiare l’attacco di panico.

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